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La gestione del rifiuto fotovoltaico non incentivato in Italia: un nuovo modello di finanziamento

Le evidenze sulla gestione del fine vita dei pannelli fotovoltaici divenuti rifiuti sembrano prefigurare un rischio di incapienza. Il passaggio a un modello generazionale, già in uso per gli altri RAEE, può rappresentare una svolta efficace e sostenibile

La Legge di Delegazione Europea del 2024 (Legge 13 giugno 2025, n. 91), che stabilisce i criteri per l’adeguamento dell’ordinamento nazionale agli obblighi derivanti dalla Direttiva (UE) 2024/884, che modifica la Direttiva 2012/19/UE sui RAEE (art. 8), apre una finestra per una riflessione e un eventuale intervento sulle modalità di gestione del fine vita dei pannelli fotovoltaici e sul relativo sistema di finanziamento.

Negli ultimi anni in Italia si è registrata una forte accelerazione nelle installazioni di pannelli fotovoltaici, sostenute dagli obiettivi del PNIEC di aumento della capacità fotovoltaica installata e dal revamping e repowering degli impianti esistenti. È dunque cresciuto anche il volume di moduli che giungono a fine vita e che devono essere gestiti come rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE): una tendenza che è destinata ad accentuarsi nei prossimi anni, quando il ciclo di vita dei pannelli incentivati dal Conto Energia giungerà a termine, e nei prossimi decenni, per fare fronte alla progressiva dismissione dei pannelli non incentivati dal Conto Energia.

L’aumento dei pannelli a fine vita

Secondo lo Scenario REF, infatti, nel periodo 2025-2050 vi sarà un ammontare di pannelli non incentivati a fine vita, pari a 140 milioni: un incremento di quasi trenta volte nel numero di pannelli fotovoltaici destinati alla dismissione ogni anno, con importanti implicazioni per i detentori degli impianti, i consorzi e, più in generale, per l’intera collettività. Si passerà dai circa 427mila pannelli dismessi nel 2025 a oltre 12 milioni nel 2050, con un conseguente aumento anche in termini di massa: da 9mila a 264mila tonnellate annue di RAEE fotovoltaici da raccogliere e gestire correttamente per anno.

Parallelamente, ci si attende un progressivo aumento del rapporto tra il numero di pannelli fotovoltaici non incentivati giunti a fine vita e quelli immessi al consumo nello stesso anno: nel periodo storico (2016-2024), questo rapporto si mantiene su valori molto contenuti, con un pannello dismesso ogni 27 pannelli installati. Tuttavia, nel periodo 2025-2050 il rapporto medio aumenta da 1/27 a 1/3. Nell’ultimo anno di analisi, per ogni pannello a fine vita da sostituire vi saranno 1,7 nuovi pannelli installati. Si tratta di un cambiamento strutturale che riflette non solo l’invecchiamento progressivo del parco installato, ma anche l’impatto crescente delle attività di revamping e repowering, che accelerano il turnover tecnologico.

Rischio incapienza

La crescita dei volumi di RAEE fotovoltaici da gestire si traduce inevitabilmente in un incremento dei costi da sostenere per logistica e il trattamento dei pannelli fotovoltaici a fine vita. Considerando un costo unitario di gestione costante pari a 250 €/ton (circa 5,5€/pannello a prezzi 2025), si stima che tra il 2025 e il 2050 sarà necessario sostenere complessivamente circa 762 milioni di euro (a prezzi 2025) per la gestione dei pannelli dismessi. Nel 2025 il costo annuale totale previsto è di 2 milioni di euro, che salirà a 19 milioni nel 2035 e a 66 milioni nel 2050. Si tratta quindi di una crescita esponenziale che potrebbe rappresentare un onere non trascurabile per i conti pubblici.

L’onere di sostenere tali costi è in capo ai produttori, dal momento i rifiuti da pannelli fotovoltaici sono coperti da uno schema di responsabilità estesa del produttore (Extended Producer Responsibility – EPR). Il modello attuale stabilisce infatti che ad ogni pannello si associa un contributo – definito dal consorzio a cui appartiene il produttore – destinato a coprire i costi di gestione del fine vita dei pannelli quando diventano rifiuti. Inoltre, i sistemi individuali e collettivi depositano il contributo ambientale in un trust, segregando le risorse da impiegare per la gestione del pannello fino a quando tale modulo non andrà gestito come rifiuto. Secondo quanto stabilito dal  disciplinare tecnico del GSE, l’importo del contributo ambientale è indicato in almeno 1 € per pannello, secondo logiche del libero mercato: un valore molto distante dai 20 €/pannello trattenuti dal GSE per il caso dei pannelli incentivati dai Conti Energia – addirittura doppio rispetto al valore della garanzia da versare al sistema collettivo (10 €/modulo), nel caso in cui si scelga di uscire dal regime di incentivazione del GSE – ma che è diventato un riferimento di mercato nella determinazione del contributo ambientale per i pannelli non incentivati.

di Laboratorio REF Ricerche

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