FAQ
RAEE Professionali

1 - Cosa sono le AEE?

Per AEE (Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) si intendono: “Tutte le apparecchiature che dipendono, per un corretto funzionamento, da correnti elettriche o da campi elettromagnetici e le apparecchiature di generazione, trasferimento e misurazione di queste correnti e campi e progettate per essere usate con una tensione non superiore a 1000 volt per la corrente alternata e a 1500 volt per la corrente continua”. Sono disciplinate dal D.lgs. 49/2014, secondo quanto recepito dalla Direttiva 2012/19/UE.

Le AEE possono essere domestiche o professionali.

Si definiscono AEE professionali quelle apparecchiature progettate con funzioni e caratteristiche tali da essere differenti da quelle destinate al consumatore finale, quindi, utilizzabili solamente ed unicamente da professionisti o da aziende. Una parziale eccezione alla regola è la situazione che riguarda la filiera illuminazione: secondo il DM 12 maggio 2009 gli apparecchi di illuminazione e le sorgenti luminose sono considerate solo e sempre domestiche.

Qualche esempio di AEE professionali: radiografi, ecografi e tutti i dispositivi medicali professionali; banco-frigo, bancomat, distributori automatici di cibi e bevande, lavatrici industriali.

La normativa considera AEE professionali quei prodotti che sono progettati per un utilizzo esclusivamente professionale. Diversamente, sono AEE domestiche. Quindi anche le cosiddette AEE “dual use”, ovvero che possono essere utilizzate in ambito sia domestico sia professionale, sono da considerarsi domestiche.

I Codici CER dei RAEE hanno un importante ruolo in quanto la loro classificazione garantisce il corretto conferimento delle diverse tipologie di rifiuto. Ad ogni RAEE corrisponde infatti un codice CER univoco che ne indica la classificazione, la pericolosità e la categoria di appartenenza. Al fine di garantire un corretto trattamento e riciclo i RAEE vengono così identificati:

160214 Materiale elettrico non pericoloso – materiale informatico (computer, fax, stampanti, scanner, fotocopiatrici, bilance da tavolo, registratori di cassa, ecc.), telefoni fissi e telefoni cellulati, tablet, segreterie e centraline telefoniche, climatizzatori, split e fancoil, pannelli fotovoltaici e solari

160216 Materiale elettrico non pericoloso – schede elettroniche, ram, processore, schede di rete, scheda madre, scheda audio, scheda pc, cd, dvd, VHS, ecc.

170401 Materiale elettrico ed elettronico contenente rame, bronzo, ottone

170402 Materiale elettrico ed elettronico contenente alluminio

170411 Parti di cavo in fibra ottica ricoperta di tipo dielettrico, semidielettrico e metallo

I moduli fotovoltaici sono AEE e rientrano nel campo di applicazione del D.lgs. 49/2014.

Il D.lgs. 49/2014 stabilisce che i moduli installati in impianti con potenza inferiore a 10 kW sono da considerare AEE domestiche, mentre quelli sopra i 10 kW come AEE professionali.

Da un punto di vista normativo, un’Apparecchiatura Elettrica o Elettronica diventa rifiuto quando il detentore decide di disfarsene.

Il riciclo è previsto dalla normativa per tre motivi:

1. limitare l’utilizzo delle discariche e quindi ridurre i rifiuti da conferire in esse;
2. recuperare materiale, senza così ricorrere all’estrazione di materie prime vergini;
3. evitare la dispersione di sostanze dannose per l’ambiente e la salute umana.

Per consentire il riciclo, sono necessari una raccolta differenziata e un corretto trattamento.

I RAEE possono contenere sostanze pericolose per la salute dell’uomo e per l’ambiente. Ne sono un esempio: cadmio, piombo, mercurio, cromo esavalente, clorofluorocarburi e idroclorofluorocarburi. Ma i RAEE contengono anche quantità rilevanti di materiali (rame, ferro, alluminio, plastica, silicio, ma anche oro, argento e terre rare…) che – grazie al riciclo – possono essere recuperati e riutilizzati creando nuove risorse e nuovi prodotti.

La direttiva 2012/19/CE ha introdotto obiettivi minimi di raccolta crescenti per il flusso dei RAEE: a partire dal 1° gennaio 2019, il target è pari al 65% dell’immesso al consumo nel triennio precedente o, in alternativa, all’85% del peso dei RAEE “generati” sul territorio nazionale nell’anno di riferimento. Tali indicazioni legislative hanno l’obiettivo di favorire il recupero delle Materie Prime Seconde, derivanti dal riciclo, che potranno essere immesse in nuovi cicli produttivi senza la necessità di nuove estrazioni dal suolo.

Il riciclo inizia quanto i RAEE giungono presso gli impianti specializzati per il trattamento di questi rifiuti. Poiché i RAEE possono contenere sostanze inquinanti, c’è una prima fase di messa in sicurezza, dove i rifiuti – secondo specifici procedimenti – vengono separati dagli elementi pericolosi in essi per agevolarne il riciclo. A questa fase segue quella vera e propria di trattamento, dove avvengono operazioni di triturazione, frantumazione e separazione per il recupero e la valorizzazione dei materiali, ottenendo le cosiddette Materie Prime Seconde, che possono essere riutilizzate e reimmesse in nuovi cicli produttivi.

Per rispondere a questa domanda occorre fare distinzione:

 

  • per i RAEE professionali storici, ovvero derivanti da AEE immesse sul mercato fino al 31 dicembre 2010, la responsabilità è a carico del Produttore solo nel caso di fornitura di una nuova AEE in sostituzione di una equivalente. Se il Produttore non fornisce la nuova AEE, gli oneri di gestione sono a carico del detentore;
  • per i RAEE professionali nuovi, ovvero derivanti da AEE immesse sul mercato dal 1° gennaio 2011, la responsabilità per le AEE che ha immesso sul mercato è a carico del Produttore, che si dovrà attivare per garantirne la gestione. Ciò vale anche se non si fornisce una nuova AEE.

 

Per quanto di competenza, i Produttori organizzano e gestiscono sistemi di raccolta differenziata dei RAEE professionali, sostenendo i relativi costi, secondo il principio di Responsabilità estesa del Produttore (EPR).

Come
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